Sintomi da carenza di Ormoni Sessuali

CALO degli ORMONI SESSUALI. Sintomi

Dr. Maria Cristina Iannacci

Analizzando ciò che succede fisiologicamente nella donna matura che si avvicina al climaterio, notiamo dapprima un calo dell’ormone della seconda metà del ciclo, il Progesterone, secreto dal corpo luteo in un ciclo ovulatorio. La sua carenza configura la sindrome da deficit luteinico con sintomi però più dovuti alla prevalenza dell’ormone opponente, cioè gli Estrogeni, che da carenza di Progesterone.

Gonfiore generale, alle estremità degli arti ma anche e soprattutto di pancia e seno sono espressione di un buon, quasi eccessivo, nutrimento delle strutture estrogeno-dipendenti, non limitato dall’azione protettiva del Progesterone. 

Dal punto di vista psichico la donna in questa fase si può sentire più ansiosa, irritabile, irrequieta, poco paziente.

Dal punto di vista fisico, i rischi della prevalenza estrogenica non bilanciata da un corretto assetto progestinico si manifestano con la formazione di cisti alla ghiandola mammaria, fibro-leio-miomi all’utero, iperplasia dell’endometrio. La paziente presenta clinicamente mestruazioni abbondanti, spesso ravvicinate, mentre dal punto di vista ecografico si evidenziano cisti follicolari, spessore endometriale eccessivo, fibromi uterini. Il quadro clinico si configura come fattore di rischio per patologia neoplastica, di tipo promuovente, non trasformante.

Dopo il deficit luteale si passa all’esaurimento totale della riserva ovarica e i livelli sierici degli ormoni Estrogeni precipitano. Le mestruazioni tendono a saltare fino alla totale scomparsa.

I sintomi del nuovo assetto ormonale sono molto variabili da donna a donna e possono essere suddivisi in sintomi precoci e sintomi più tardivi.

Quelli precoci sono legati al mancato nutrimento dei recettori per gli steroidi nel Sistema Nervoso Centrale: irritabilità, alterato tono dell’umore, depressione, tristezza immotivata, stanchezza e svogliatezza mentale e fisica ma soprattutto alterato controllo della temperatura corporea con sensazione di calore sottoforma di vampate (che partono dalla base del collo, avvolgono il capo per poi diffondersi a tutto il corpo) spesso accompagnate da sudorazione seguita da repentino raffreddamento con brividi. La qualità di vita, anche relazionale di coppia e in ambito lavorativo, può risultare molto compromessa.

I sintomi più tardivi, qualche mese dopo l’inizio del calo degli estrogeni, sono espressione di sofferenza delle strutture periferiche al calo ormonale. Dolori articolari, rughe, secchezza delle mucose in genere, soprattutto del tratto genito-urinario,  della bocca e dell’occhio. Compaiono i primi disagi sessuali da dolore locale per scarsa lubrificazione con creazione di un circolo vizioso secchezza-dolore-scarso desiderio-evitamento del rapporto.

Infine, l’esaurimento della funzione ovarica porta al calo degli steroidi androgeni,  in particolare Testosterone e DHEA, con comparsa di sintomi tipici: calo del desiderio sessuale e della capacità orgasmica, minore forza fisica per perdita progressiva della massa muscolare e della capacità centrale di sopportare la fatica, fisica e psichica, diminuzione della progettualità di vita ed emotività spiccata, invecchiamento cutaneo.

Dal punto di vista generale, la salute della donna risente del calo degli steroidi sessuali e deve fare i conti con una maggiore suscettibilità nei confronti di  disturbi metabolici, diabete ed obesità ma anche sarcopenia (eccessiva perdita di massa muscolare) e malattie cardiovascolari e autoimmunitarie.

È possibile aiutare la donna per migliorare salute e qualità di vita?

Certo, la Medicina Antiaging Sessuale ha proprio questo obiettivo.

Per approfondimenti fisiopatologici v. primo articolo sul “Furto di progesterone”

Dr. Maria Cristina Iannacci

Ginecologa, Sessuologa, Agopuntore, Omotossicologa, Medico PNEI

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Introduzione alla MEDICINA ANTIAGING SESSUALE

Introduzione alla Medicina Antiaging Sessuale

Dr. Maria Cristina Iannacci

Il benessere psicofisico dell’individuo è strettamente correlato alla possibilità di fruire di una buona vita sessuale. La definizione di “soddisfazione sessuale” è quanto mai soggettiva e si basa su istanze biologiche, intrapsichiche, relazionali e sociali. L’invecchiamento mina il benessere sessuale sia dal punto di vista biologico (endocrino-senescenza, problemi metabolici, disturbi vascolari…) sia per lo scarso riconoscimento sociale e medico del diritto alla sessualità dopo il periodo riproduttivo. Qualcosa però oggi sta cambiando. La medicina antiaging, cosí in voga attualmente, abbraccia il concetto meramente PNEI (da PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) secondo il quale il pensiero, le emozioni, le sensazioni, i sentimenti sono intimamente correlati ai sistemi biologici e curare anche solo un aspetto del benessere/salute dell’individuo può innescare un meccanismo a cascata positivo sull’organismo in toto. La sessualità è un paradigmatico fenomeno PNEI, per cui prendersi cura della salute della persona passa attraverso il mantenimento o il ripristino di una soddisfacente salute sessuale.

Medicina Antiaging Sessuale vuole essere un termine che racchiude da un lato gli strumenti a disposizione degli operatori della salute per inquadrare e definire un disagio sessuale del periodo post riproduttivo e dall’altro l’insieme delle opportunità terapeutiche, mediche e non, per aiutare concretamente il/la paziente.  

Un esempio. Se andiamo nello specifico, il desiderio sessuale femminile nel periodo perimenopausale è strettamente legato alla relazione, cioè alla presenza di un partner con cui giocare ma è nutrito a livello centrale (Sistema Nervoso) dall’azione combinata di ormoni, estrogeni, progesterone e soprattutto testosterone. Anche per avere una buona eccitazione sessuale deve esserci una corretta condotta erotica ma la carenza di ormoni, soprattutto estrogeni per la vagina e il testosterone per la vulva, causa sintomi talmente disturbanti (secchezza e dolore) che di fatto trasformano il rapporto sessuale in una esperienza dolorosa e priva di piacere. Il circolo vizioso che si instaura quando la donna prova dolore la induce pian piano a rifiutare il rapporto, con scomparsa totale del desiderio sessuale. Lo stesso orgasmo necessita di mente libera al piacere e genitali ricettivi…

Insomma, l’endocrino senescenza, cioè il calo fisiologico degli ormoni nella età post-riproduzione, ci rende difficile un’attività che effettivamente ha un significato biologico preciso, il mantenimento della specie, ma anche molteplici sfumature che abbracciano la gioia di vivere, il significato della vita, la comunicazione con l’altro e con se stessi.

Perchè allora non farci aiutare? La Medicina Antiaging Sessuale ha questo compito!

Altro esempio. Esistono terapie soft, integratori, fitoterapici (sostanze che si trovano in natura e che hanno affinità per i recettori per gli estrogeni e li stimolano con diversa intensità) e terapie ormonali (Low Dose, ormoni bioidentici e terapia ormonale sostitutiva con ormoni di sintesi). Queste ultime sono le più efficaci ma non sono per tutte, le controindicazioni sono ben precise e la valutazione dello specialista ginecologo è imprescindibile. Ovviamente anche il ginecologo deve essere preparato sui prodotti e non filtrare la scelta in base a propri pregiudizi o non conoscenza.

Nei prossimi articoli parlerò in dettaglio dei più frequenti quadri clinici da carenza ormonale, fisiologica e patologica, dei sintomi caratteristici dei quadri da carenza ormonale, delle cause di accelerato invecchiamento ed infine delle terapie a disposizione di medico e paziente, con particolare attenzione ai singoli prodotti, alle associazioni e a come scegliere la terapia più corretta e “cucirla” sulla persona.

Benvenuti nella Medicina Antiaging Sessuale!

Dr. Maria Cristina Iannacci

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Stress e Sessualità: il “furto” di Progesterone

Dr.ssa Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica, Agopuntura e Farmacologia Tradizionale Cinese, Omotossicologia, P.N.E.I.

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FURTO DI PROGESTERONE

  1. Fisiopatologia

Che lo stress influenzi negativamente il benessere sessual-riproduttivo è risaputo. Il meccanismo con cui ciò avviene nella donna costituisce il nocciolo di questo articolo

Lo stress eccessivo (dis-stress), quello che supera il fisiologico meccanismo di compensazione e reazione specifico della singola persona, induce una risposta di tipo nervosa, con aumento di catecolamine, soprattutto Adrenalina ed una di tipo chimico, con incremento di alcuni ormoni, in particolare del Cortisolo.

Mentre il braccio nervoso compromette maggiormente la sessualità (vedi altro articolo sul blog), il braccio “chimico” dell’asse dello stress, l’HPA (Hypothalamus-Pituitary-Adrenal) quello che coinvolge Ipotalamo-Ipofisi-Corticale del Surrene, influenza direttamente la cascata ormonale che porta alla maturazione dell’ovocita da un lato e dell’endometrio dall’altro. Ovocita maturo ed endometrio competente sono fondamentali per garantire la fertilità. In soldoni, l’iperattivazione dell’asse chimico dello stress interferisce negativamente sull’asse HPG (Hypothalamus-Pituitary-Gonadal).

I punti di attacco sono sostanzialmente due.

Uno è diretto all’ipotalamo di cui altera la secrezione pulsatile del GnRH, basilare per avere una secrezione corretta di gonadotropine, FSH e LH, che garantisca la sequenza ormonale propria del ciclo mestruale. Senza la secrezione pulsatile del GnRH non si arriva alla maturazione dell’ovocita!

L’interferenza a questo livello è determinata da Cortisolo e Interleuchine infiammatorie, IL1 e soprattutto IL6, che informano l’ipotalamo sullo stato infiammatorio periferico. La persistenza di questi indici infiammatori inducono l’ipotalamo, vera e propria centralina energetica dell’organismo, ad operare un risparmio energetico. Perché perdere energia nella sessualità e riproduzione se la ragazza si trova in una situazione che richiede un surplus difensivo nei confronti di noxae perturbanti (stress)?

Il secondo punto di attacco dell’asse chimico avviene più perifericamente, a livello della corteccia surrenalica, dove si assiste ad un vero e proprio furto di materiale col quale costruire l’ormone dello stress per antonomasia, il Cortisolo.

 

Vediamo in dettaglio cosa succede.

La sintesi degli ormoni steroidi parte dal Colesterolo, che dà origine al Pregnenolone, precursore dei MineralCorticoidi (Aldosterone), dei Glucocorticoidi (Cortisolo) e degli Sterodi Sessuali (Androgeni e Estrogeni). Gli equilibri sono deteminati dall’attivazione enzimatica che risponde alle richieste periferiche, il tutto regolato dall’alto, cioè dall’Ipotalamo.

 

Dal punto di vista prettamente biochimico il Cortisolo viene sintetizzato a partire dal Progesterone per attivazione di enzimi specifici.

Se le richieste di tale ormone superano la disponibilità dell’organismo, la rete di sintesi degli steroidi si modifica a favore della via del Cortisolo a scapito della formazione del Progesterone.

 

Foto da articolo Dr.ssa Sara Ballantyne

 

Nella fase di burn out, quella che Selye chiamava di “esaurimento”, cioè stress prolungato e persistente, l’organismo non è più in grado di far fronte alle richieste, le noxae perturbanti sono eccessive per le capacità di risposta dell’organismo. Anche la produzione di Cortisolo arranca perchè manca la materia prima con cui costruire biochimicamente l’ormone. Allora che si fa? Gli enzimi possono essere stimolati, inibiti o potenziati a seconda delle necessità quindi verrà chiusa la porta che permette la produzione di DHEA e di conseguenza Testosterone e Estradiolo. Nelle fasi di stress prolungato, eccessivo, drammatico, anche Estradiolo e Testosterone non vengono più prodotti a livelli sufficienti con effetti clinici tendenti alla depressione psico fisica, sarcopenia e poca resistenza alla fatica, anche di vivere.

Quindi al furto di Progesteroneda stress, che mima un quadro clinico tipico della fase centrale della vita della donna che precede la menopausa, (l’iperestrogenismo relativo della quarantenne), si contrappone il furto di DHEA della donna iperstressata che assomiglia tanto alla donna con deficit totale di steroidi della post menopausa (e alla andropausa conclamata maschile). Sembra proprio che l’asse HPG sia la stampella dell’asse HPA!

 

Seguirà

  1. Quadro clinico e sintomatologia (v. articolo “Sintomi da carenza di Ormoni Sessuali”)
  2. Terapie

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

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Infertilità inspiegata: PNEI, Omotossicologia e Agopuntura

LO CHIAMEREMO ENRICO!!

 

Introduzione

Per circa 4 anni Sara, bibliotecaria modenese di 34 anni e il suo compagno Matteo, insegnante 40enne, cercano una gravidanza. Passano gli anni ma i figli non arrivano. I medici parlano di infertilità inspiegata, cioè non dovuta ad una accertata causa femminile e nemmeno maschile. La coppia quindi accetta il consiglio del Servizio di Infertilità di coppia di un ospedale della zona e si sottopone a tre cicli di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), senza successo.

Un’amica della paziente, medico di base, quasi per caso le parla dei benefici dell’agopuntura e le offre il mio nominativo.

Approccio PNEI

Incontrai Sara per la prima volta  nel giugno del 2017. La paziente aveva appena compiuto 38 anni e mi parlò con sofferenza del suo desiderio di maternità. Dal punto di vista clinico non si evidenziarono problemi a corpo uterino, endometrio ed ovaie e la riserva ovarica era nella norma, così come lo spermiogramma del compagno (che aveva 44 anni).

Decisi di sottoporre entrambi i componenti della coppia  al cosiddetto “test dello stress” secondo il metodo PneiSystem con risultati alterati per entrambi.

Il trattamento si focalizzò da un lato sul riequilibrio degli Assi dello Stress che, iperattivati, interferiscono direttamente sulla fertilità a livello ipotalamico e dall’altro sull’abbassamento dei fattori infiammanti(disbiosi, dieta acidificante, attività fisica eccessiva o mancante, eccesso di tessuto adiposo evidenziato con l’impedenziometria, ossidazione tissutale…). L’infiammazione cronica di basso grado (Low Grade Chronic Inflammation) è una condizione clinica che mina gli equilibri dei sistemi biologici degli organismi ed induce la centralina energetica, leggi Ipotalamo, ad operare un risparmio. La via più semplice ed efficace per non disperdere preziose energie (necessarie per spegnere i foci infiammatori) è chiudere la via per sessualità e riproduzione, tramite una modificazione della  secrezione del GnRH, che perde la sua caratteristica pulsatilità. Effettivamente viene prima la preservazione dell’individuo poi quella della specie. Il sesso e la riproduzione sono un lusso a cui possiamo accedere solo se siamo in equilibrio psico-fisico.

 

Da settembre 2017 Sara cominciò ad assumere alcuni medicinali omotossicologici: Galium-Heel, Lymphomyosot, K2F e Nux Vomica Homaccord, tutti in gocce.

Contemporaneamente cominciarono le sedute di agopuntura, due la settimana. I punti usati sono combinati secondo uno schema della Scuola di Agopuntura dell’Ospedale Universitario di Nanjing, appreso durante un Master di Agopuntura, da me successivamente rielaborato.

Vennero poi aggiunti Progesteron D6, Beta Estradiol D6,  Arnica Compositum e Guna-Interleukin 10 4CH, tutti in gocce secondo uno schema da me elaborato con sequenza di periodi di assunzione e periodi liberi dal farmaco, oltre a compresse di SI WU TANG, tonico del Sangue ovvero farmaco di Medicina Tradizionale Cinese.

 

Eventi clinici

Al terzo ciclo di agopuntura, la paziente presentò perdite ematiche anomale post mestruali, una sorta di flusso mestruale che non si arresta: da un’ecografia emerse la presenza di una camera gestazionale (gennaio 2018). La gravidanza si interruppe con un aborto spontaneo a circa 10 settimane (marzo 2018). Per la prima volta la coppia aveva concepito, l’embrione aveva attecchito, Tutto pareva cominciare a funzionare. Ero ottimista!

La coppia decise di sospendere per qualche mese tutte le cure, per riprendersi dalla disillusione.

Il 15 aprile 2018 tuttavia, cominciarono le ultime mestruazione che segnarono l’inizio di una gravidanza spontanea, fisiologica, che ha portato in gennaio alla nascita con parto spontaneo del piccolo e amatissimo Enrico, bimbo sano di 3,6 kg.

 

Discussione

La P.N.E.I. (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) è la disciplina che correla istanze psicologiche (pensieri, emozioni, sensazioni, sentimenti) ai sistemi biologici, ovvero Sistema Nervoso, Sistema Endocrino e Sistema immunitario. Le informazioni avvengono tramite neurotrasmettitori, citochine, fattori di crescita ed ormoni, che rappresentano le parole con cui comunicano i sistemi. Secondo la PNEI molte delle disfunzioni e sindromi sono da ricollegare alla mancata o alterata comunicazione fra sistemi, con eccesso o difetto di “parole”.

Questo caso clinico dimostra come un riequilibrio fra i sistemi e un ritrovato fluire di informazioni portino al fisiologico svolgersi di tutte le funzioni dell’organismo, tra cui quella riproduttiva che richiede un dispendio enorme di energie. Solo un “biologicamente” perfetto equilibrio permette alla coppia una soddisfacente sessualità coronata da un successo riproduttivo.

Riequilibrio PNEI con Omotossicologia, corretta alimentazione, attività fisica armonica, Agopuntura e Medicina tradizionale Cinese sembrano il cocktail attualmente più efficace per la cura dell’infertilità inspiegata.

 

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

Specialista in Ginecologia e Ostetricia

Perfezionata in Sessuologia clinica, Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia, PsicoNeuroEndocrinoImmunologia

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Sesso, Ormoni Bioidentici e Low Dose Medicine

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia, P.N.E.I.

 

Sesso, Ormoni Bioidentici e Low Dose Medicine

 

La Sessualità dopo i 50 anni. Un aiuto dagli Ormoni Bioidentici in associazione con la Low Dose Medicine

Patrizia, 52 anni, ha una figlia grande ed è felicemente in coppia. È una libero-professionista, con livelli di stress notevoli, ma soddisfatta delle proprie scelte professionali e sociali. In menopausa da un paio di anni, non sente la necessità di una terapia.

C’è una cosa però che la angustia negli ultimi tempi. Il cambiamento di un aspetto importante della sua vita di donna, che ha sempre colorato di felicità, soddisfazione ed autostima la sua esistenza, il sesso. Il desiderio è vistosamente calato, la risposta sessuale è decisamente povera.

Annamaria, 55 anni, da 7 anni in menopausa è stanca di terapie ormonali sostitutive, gli effetti collaterali su di lei sono diventati insopportabili e la sessualità non è affatto migliorata.

Dopo due parti e due episiotomie, le fu consigliato un trattamento per nutrire le strutture vulvari atrofizzate in seguito alla carenza di estrogeni. La scelta cadde sulla TOS, trattamento ormonale sostitutivo, alla luce anche del quadro clinico generale, caratterizzato da sintomi vasomotori, alterazioni del tono dell’umore e disturbi del sonno.

Ad entrambe le paziente è stata somministrata una terapia orale con Drenante di Matrice e BetaEstradiolo a concentrazioni fisiologiche (Low Dose Medicine) in associazione con applicazione bisettimanale di gel vegetale con Ormoni Bioidentici, Estriolo e Testosterone su genitali esterni e polsi.

Dopo tre settimane di terapia e dopo due mesi dall’inizio ho risentito e poi rivisto le pazienti.

La descrizione del cambiamento è molto suggestiva.

Annamaria ha trovato un suo equilibrio.

Da un lato la paziente sente la mente più disponibile all’incontro erotico, a richiedere la vicinanza del marito, a ricercare il piacere sessuale, dall’altro capisce che il corpo risponde più prontamente, la lubrificazione è funzionale al rapporto e l’intensità dell’orgasmo comincia a raggiungere i livelli precedenti al periodo critico. Anche la vulva sembra fisicamente ritrovata.

 

Patrizia parla invece di un aspetto della sessualità che prima non avvertiva. Un cambiamento

La sensazione descritta con più entusiasmo, felicità e un pizzico di sorpresa è sicuramente quella legata ad una maggiore esigenza di essere penetrata per il piacere sessuale. Patrizia fa parte di quel folto gruppo di donne (50%, per alcuni Autori addirittura il 70%) che descrivono come ottimale il rapporto in cui coesistono contemporaneamente stimolazione del clitoride e penetrazione. Senza la stimolazione del clitoride non è possibile arrivare al riflesso orgasmico.

Ed è proprio lei a sentire maggiormente questa sottile sfumatura, descritta come se all’improvviso la vagina avesse più voce in capitolo nella stimolazione pro orgasmo, pur rimanendo necessario il contributo clitorideo per il raggiungimento dell’estasi. È risaputo che la stimolazione delle pareti vaginali durante la penetrazione attivi un circuito sensitivo Spino-Reticolo-Talamico, caratterizzato da più sinapsi rispetto allo Spino-Talamico, circuito che raccoglie gli stimoli provenienti dalle terminazioni nervose del clitoride. L’orgasmo ottenuto con la pura stimolazione vaginale è più lento e colorato da emotività rispetto a quello ottenuto esclusivamente col clitoride. Per questo la donna che si conosce bene ricerca entrambe le componenti sensoriali!

L’esperienza di Patrizia mi induce a pensare che questa terapia sia facilitante sulla componente affettiva più spiccatamente rispetto alla ricerca del puro piacere orgasmico. Quasi una terapia per la coppia più che per la donna.

È ipotizzabile un effetto diretto della terapia sulle strutture cerebrali? Gli estrogeni Low Dose del resto sappiamo che risvegliano i recettori per gli steroidi in tutto l’organismo. Senza un pretrattamento con minime dosi di estrogeni il testosterone è quasi del tutto inefficace persino nel trattamento delle distrofie vulvari.

Per il momento questo tipo di terapia sembra uno strumento interessante e di semplice utilizzo, ma prescrivibile solo a donne senza controindicazioni all’uso di ormoni steroidi dal punto di vista medico e solo da medici con precise specializzazioni.

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

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CISTITE POST-COITALE. Una terapia alternativa

Cistite post coitale. Una terapia alternativa

Dr. Maria Cristina Iannacci

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Gilda è una giovane donna, moglie e mamma felice e serena di due splendide bambine. Da mesi è tormentata da una fastidiosa cistite che compare uno, due giorni dopo un rapporto sessuale. Malgrado ripetute terapie antibiotiche prescritte dal medico di base inizialmente su indicazione precise (urinocolture positive e antibiogramma) e successivamente anche di fronte a test negativi (!!!), i disturbi persistono e la paziente chiede il mio aiuto. Gilda sa che uso medicine complementari perchè durante le sue due gravidanze ci siamo avvalse di questo approccio per piccole patologie ostetriche con benefici evidenti.

Che cos’è la cistite post coitale?

È una delle affezioni più frequenti nella giovane donna sessualmente attiva. Si tratta tecnicamente di disuria, cioè di vaghi disturbi urinari descritti come una fastidiosa sensazione di dover vuotare la vescica anche se in realtà non è piena, senza il bruciore o il dolore a fine minzione tipici della cistite infettiva, che compaiono 24-72 ore dopo un rapporto sessuale completo. Le ripercussioni sulla qualità di vita sono importanti e lo stesso rapporto intimo viene pian piano vissuto come il preludio a giorni di sofferenza. Il calo del desiderio sessuale fino al rifiuto dei contatti sessuali sono le inevitabili conseguenze di questa affezione.

Cosa succede in queste pazienti?

Il trauma meccanico dovuto al rapporto esercitato su una mucosa sofferente, per precedenti infezioni e terapie antibiotiche ripetute, danneggia le cellule endoteliali. Dalla loro rottura vengono liberati batteri e citochine che amplificano l’infiammazione dell’area vestibolare fino a coinvolgere l’ultimo tratto dell’uretra, che sbocca proprio nel vestibolo vaginale.

In realtà esiste un altro fattore che predispone alla cistite postcoitale ed è una abitudine sessuale scorretta, la penetrazione quando lo stato di eccitamento femminile è solo all’inizio. Solo con una buona eccitazione sessuale si ha il riempimento dei corpi cavernosi del sistema erettile dell’area CUVV, clitoride-uretra-vestibolo-vagina. La mancata espansione del manicotto periuretrale non protegge l’uretra dalla risalita dei germi presenti sui genitali esterni durante il coito.

A questi possibili meccanismi si associa il riflesso negativo determinato dal dolore, dal ricordo o la previsione dello stesso durante l’atto sessuale che induce iperattivazione degli assi dello stress con blocco dell’eccitazione ed ipertono del muscolo che avvolge i genitali esterni, ulteriori elementi patogenetici della disuria post coitale.

Gilda all’anamnesi presentava tutti questi fattori, soprattutto dopo la nascita della seconda figlia, per limitazione del tempo da dedicare all’intimità, ma anche alla cura dell’alimentazione, con disturbi intestinali esacerbantisi nei periodi più bui della cistite.

La terapia che ha portato alla guarigione in pochi mesi è stata impostata su una corretta educazione alimentare che limiti i cibi maggiormente infiammanti sull’intestino e per via indiretta sulle mucose genitali e urinarie, associata ad un cocktail di Low Dose Medicine: in una bottiglietta di acqua da mezzo litro sono stati disciolti tre drenanti (di matrice, emuntoriale e periferico), un compositum tissutale a protezione e nutrimento delle mucose ed uno della sfera genitale femminile, un estrogeno a diluizione fisiologica ed infine un compositum antinfiammatorio.

Dopo un primo periodo di circa 20 giorni in cui la paziente dichiara un miglioramento della disuria, la prova del nove è stata determinata dal rapporto sessuale, che è risultato soddisfacente e non seguito da sofferenza circa due mesi dopo l’inizio della terapia.

Gilda continua entusiasta la terapia per almeno 4 mesi, per poi passare al mantenimento scelto in base allo stato psico-biologico e ai desideri del momento.

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

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Violenza carnale e reattività sessuale femminile

Dr. Maria Cristina Iannacci

Specialista in Ginecologia e Ostetricia

Perfezionata in Sessuologia Clinica

Medico PNEI

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Violenza carnale e reattività sessuale femminile

 

Scrivo questo articolo a freddo, dopo un post sui fatti di Rimini di Agosto 2017.

 

Tralasciando per un attimo il giudizio morale (che rimane abominevole!) su tutta la faccenda, l’affermazione letta in questi giorni secondo la quale nella violenza sessuale il momento difficile è solo l’introduzione, mentre successivamente il tutto si trasforma in un normale rapporto sessuale, è totalmente priva di qualsivoglia fondamento scientifico/biologico.

 

I motivi sono sostanzialmente due.

Senza scomodare troppo la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia, ci sono evidenze cliniche che spiegano come il dolore e soprattutto la paura che caratterizzano l’atto della violenza carnale interferiscano con la fisiologia sessuale tramite iperattivazione dell’asse dello stress deputato alla reazione di allarme/pericolo per la sopravvivenza.

Il cosiddetto “braccio nervoso” attivato dallo stress acuto permette una risposta immediata, intensa ed univoca ad un pericolo percepito tramite la vista, l’udito, l’olfatto… Nella corteccia cerebrale gli impulsi provenienti dagli organi di senso si trasformano in informazioni preziose per l’ipotalamo, la centralina energetica dell’organismo. L’ipotalamo attiva in un lampo, tramite il Locus Ceruleus, il sistema simpatico e induce una scarica di adrenalina dalla midollare del surrene affinchè l’individuo senta fisicamente il pericolo. Tutte le attività superflue vengono momentaneamente sospese e l’energia viene convogliata verso le strutture per permettono la “fuga” dal pericolo: il cuore, per pompare sangue dappertutto più velocemente, i polmoni, per fornire l’ossigeno richiesto e i muscoli per farli funzionare prontamente, per scappare! NON arriva energia o sangue a livello genitale, perché non puoi fuggire col pene in erezione o eccitata sessualmente!

Un altro elemento di fisiologia della risposta sessuale interessante in questo contesto è l’influenza reciproca che hanno le due vie che portano all’eccitazione sessuale. Brevemente, esiste un circuito globale che parte dagli organi di senso, dalla memoria, dall’immaginazione, quindi dall’”alto” che induce il parasimpatico a preparare i genitali per il rapporto ed è facilitante per l’altra via, più periferica, che funziona come un arco riflesso neurologico, basato sulla stimolazione ripetuta locale. La componente locale della stimolazione erotica è importantissima durante il coito per mantenere un buono stato di eccitazione fisica ma insufficiente per se ad indurla se prevale un input fortemente inibitorio centrale!

 

Tornando alla clinica sessuologica…

È esperienza comune che se l’introduzione evoca dolore (dispareunia introitale) la donna “senta” di non riuscirci. In particolare la paziente riferisce di provare un senso di chiusura, di secchezza improvvisa, quasi di blocco all’incontro erotico. Il dolore è l’inibente sessuale per antonomasia, soprattutto della fase dell’eccitamento, che nella donna si esprime con espansione dei tessuti cavernosi vulvari e trasudazione delle pareti vaginali (lubrificazione).

È altrettanto esperienza comune che l’ansia anticipatoria, la paura di non riuscire e il prevedere una forte negatività legata al rapporto compromettano la reattività sessuale sin dalle prime fasi, rendendolo impossibile o inducendo un rifiuto all’incontro, sia nell’uomo che nella donna.

Nella violenza sessuale quindi, si associano entrambi i fattori inibenti ma all’ennesima potenza, impedendo anche solo la minima reattività erotica. Solo la donna con parafilia per il rapporto masochistico, forse, potrebbe trovare una simile esperienza positiva…

La conclusione di tutto ciò è molto chiara. NON ci sono basi biologiche che possano supportare un tale aberrante concetto.

 

 

Maria Cristina Iannacci

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