Sesso, Ormoni Bioidentici e Low Dose Medicine

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia, P.N.E.I.

 

Sesso, Ormoni Bioidentici e Low Dose Medicine

 

La Sessualità dopo i 50 anni. Un aiuto dagli Ormoni Bioidentici in associazione con la Low Dose Medicine

Patrizia, 52 anni, ha una figlia grande ed è felicemente in coppia. È una libero-professionista, con livelli di stress notevoli, ma soddisfatta delle proprie scelte professionali e sociali. In menopausa da un paio di anni, non sente la necessità di una terapia.

C’è una cosa però che la angustia negli ultimi tempi. Il cambiamento di un aspetto importante della sua vita di donna, che ha sempre colorato di felicità, soddisfazione ed autostima la sua esistenza, il sesso. Il desiderio è vistosamente calato, la risposta sessuale è decisamente povera.

Annamaria, 55 anni, da 7 anni in menopausa è stanca di terapie ormonali sostitutive, gli effetti collaterali su di lei sono diventati insopportabili e la sessualità non è affatto migliorata.

Dopo due parti e due episiotomie, le fu consigliato un trattamento per nutrire le strutture vulvari atrofizzate in seguito alla carenza di estrogeni. La scelta cadde sulla TOS, trattamento ormonale sostitutivo, alla luce anche del quadro clinico generale, caratterizzato da sintomi vasomotori, alterazioni del tono dell’umore e disturbi del sonno.

Ad entrambe le paziente è stata somministrata una terapia orale con Drenante di Matrice e BetaEstradiolo a concentrazioni fisiologiche (Low Dose Medicine) in associazione con applicazione bisettimanale di gel vegetale con Ormoni Bioidentici, Estriolo e Testosterone su genitali esterni e polsi.

Dopo tre settimane di terapia e dopo due mesi dall’inizio ho risentito e poi rivisto le pazienti.

La descrizione del cambiamento è molto suggestiva.

Annamaria ha trovato un suo equilibrio.

Da un lato la paziente sente la mente più disponibile all’incontro erotico, a richiedere la vicinanza del marito, a ricercare il piacere sessuale, dall’altro capisce che il corpo risponde più prontamente, la lubrificazione è funzionale al rapporto e l’intensità dell’orgasmo comincia a raggiungere i livelli precedenti al periodo critico. Anche la vulva sembra fisicamente ritrovata.

 

Patrizia parla invece di un aspetto della sessualità che prima non avvertiva. Un cambiamento

La sensazione descritta con più entusiasmo, felicità e un pizzico di sorpresa è sicuramente quella legata ad una maggiore esigenza di essere penetrata per il piacere sessuale. Patrizia fa parte di quel folto gruppo di donne (50%, per alcuni Autori addirittura il 70%) che descrivono come ottimale il rapporto in cui coesistono contemporaneamente stimolazione del clitoride e penetrazione. Senza la stimolazione del clitoride non è possibile arrivare al riflesso orgasmico.

Ed è proprio lei a sentire maggiormente questa sottile sfumatura, descritta come se all’improvviso la vagina avesse più voce in capitolo nella stimolazione pro orgasmo, pur rimanendo necessario il contributo clitorideo per il raggiungimento dell’estasi. È risaputo che la stimolazione delle pareti vaginali durante la penetrazione attivi un circuito sensitivo Spino-Reticolo-Talamico, caratterizzato da più sinapsi rispetto allo Spino-Talamico, circuito che raccoglie gli stimoli provenienti dalle terminazioni nervose del clitoride. L’orgasmo ottenuto con la pura stimolazione vaginale è più lento e colorato da emotività rispetto a quello ottenuto esclusivamente col clitoride. Per questo la donna che si conosce bene ricerca entrambe le componenti sensoriali!

L’esperienza di Patrizia mi induce a pensare che questa terapia sia facilitante sulla componente affettiva più spiccatamente rispetto alla ricerca del puro piacere orgasmico. Quasi una terapia per la coppia più che per la donna.

È ipotizzabile un effetto diretto della terapia sulle strutture cerebrali? Gli estrogeni Low Dose del resto sappiamo che risvegliano i recettori per gli steroidi in tutto l’organismo. Senza un pretrattamento con minime dosi di estrogeni il testosterone è quasi del tutto inefficace persino nel trattamento delle distrofie vulvari.

Per il momento questo tipo di terapia sembra uno strumento interessante e di semplice utilizzo, ma prescrivibile solo a donne senza controindicazioni all’uso di ormoni steroidi dal punto di vista medico e solo da medici con precise specializzazioni.

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

www.iannacci.it

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

CISTITE POST-COITALE. Una terapia alternativa

Cistite post coitale. Una terapia alternativa

Dr. Maria Cristina Iannacci

http://www.iannacci.it

Gilda è una giovane donna, moglie e mamma felice e serena di due splendide bambine. Da mesi è tormentata da una fastidiosa cistite che compare uno, due giorni dopo un rapporto sessuale. Malgrado ripetute terapie antibiotiche prescritte dal medico di base inizialmente su indicazione precise (urinocolture positive e antibiogramma) e successivamente anche di fronte a test negativi (!!!), i disturbi persistono e la paziente chiede il mio aiuto. Gilda sa che uso medicine complementari perchè durante le sue due gravidanze ci siamo avvalse di questo approccio per piccole patologie ostetriche con benefici evidenti.

Che cos’è la cistite post coitale?

È una delle affezioni più frequenti nella giovane donna sessualmente attiva. Si tratta tecnicamente di disuria, cioè di vaghi disturbi urinari descritti come una fastidiosa sensazione di dover vuotare la vescica anche se in realtà non è piena, senza il bruciore o il dolore a fine minzione tipici della cistite infettiva, che compaiono 24-72 ore dopo un rapporto sessuale completo. Le ripercussioni sulla qualità di vita sono importanti e lo stesso rapporto intimo viene pian piano vissuto come il preludio a giorni di sofferenza. Il calo del desiderio sessuale fino al rifiuto dei contatti sessuali sono le inevitabili conseguenze di questa affezione.

Cosa succede in queste pazienti?

Il trauma meccanico dovuto al rapporto esercitato su una mucosa sofferente, per precedenti infezioni e terapie antibiotiche ripetute, danneggia le cellule endoteliali. Dalla loro rottura vengono liberati batteri e citochine che amplificano l’infiammazione dell’area vestibolare fino a coinvolgere l’ultimo tratto dell’uretra, che sbocca proprio nel vestibolo vaginale.

In realtà esiste un altro fattore che predispone alla cistite postcoitale ed è una abitudine sessuale scorretta, la penetrazione quando lo stato di eccitamento femminile è solo all’inizio. Solo con una buona eccitazione sessuale si ha il riempimento dei corpi cavernosi del sistema erettile dell’area CUVV, clitoride-uretra-vestibolo-vagina. La mancata espansione del manicotto periuretrale non protegge l’uretra dalla risalita dei germi presenti sui genitali esterni durante il coito.

A questi possibili meccanismi si associa il riflesso negativo determinato dal dolore, dal ricordo o la previsione dello stesso durante l’atto sessuale che induce iperattivazione degli assi dello stress con blocco dell’eccitazione ed ipertono del muscolo che avvolge i genitali esterni, ulteriori elementi patogenetici della disuria post coitale.

Gilda all’anamnesi presentava tutti questi fattori, soprattutto dopo la nascita della seconda figlia, per limitazione del tempo da dedicare all’intimità, ma anche alla cura dell’alimentazione, con disturbi intestinali esacerbantisi nei periodi più bui della cistite.

La terapia che ha portato alla guarigione in pochi mesi è stata impostata su una corretta educazione alimentare che limiti i cibi maggiormente infiammanti sull’intestino e per via indiretta sulle mucose genitali e urinarie, associata ad un cocktail di Low Dose Medicine: in una bottiglietta di acqua da mezzo litro sono stati disciolti tre drenanti (di matrice, emuntoriale e periferico), un compositum tissutale a protezione e nutrimento delle mucose ed uno della sfera genitale femminile, un estrogeno a diluizione fisiologica ed infine un compositum antinfiammatorio.

Dopo un primo periodo di circa 20 giorni in cui la paziente dichiara un miglioramento della disuria, la prova del nove è stata determinata dal rapporto sessuale, che è risultato soddisfacente e non seguito da sofferenza circa due mesi dopo l’inizio della terapia.

Gilda continua entusiasta la terapia per almeno 4 mesi, per poi passare al mantenimento scelto in base allo stato psico-biologico e ai desideri del momento.

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Violenza carnale e reattività sessuale femminile

Dr. Maria Cristina Iannacci

Specialista in Ginecologia e Ostetricia

Perfezionata in Sessuologia Clinica

Medico PNEI

http://www.iannacci.it

 

Violenza carnale e reattività sessuale femminile

 

Scrivo questo articolo a freddo, dopo un post sui fatti di Rimini di Agosto 2017.

 

Tralasciando per un attimo il giudizio morale (che rimane abominevole!) su tutta la faccenda, l’affermazione letta in questi giorni secondo la quale nella violenza sessuale il momento difficile è solo l’introduzione, mentre successivamente il tutto si trasforma in un normale rapporto sessuale, è totalmente priva di qualsivoglia fondamento scientifico/biologico.

 

I motivi sono sostanzialmente due.

Senza scomodare troppo la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia, ci sono evidenze cliniche che spiegano come il dolore e soprattutto la paura che caratterizzano l’atto della violenza carnale interferiscano con la fisiologia sessuale tramite iperattivazione dell’asse dello stress deputato alla reazione di allarme/pericolo per la sopravvivenza.

Il cosiddetto “braccio nervoso” attivato dallo stress acuto permette una risposta immediata, intensa ed univoca ad un pericolo percepito tramite la vista, l’udito, l’olfatto… Nella corteccia cerebrale gli impulsi provenienti dagli organi di senso si trasformano in informazioni preziose per l’ipotalamo, la centralina energetica dell’organismo. L’ipotalamo attiva in un lampo, tramite il Locus Ceruleus, il sistema simpatico e induce una scarica di adrenalina dalla midollare del surrene affinchè l’individuo senta fisicamente il pericolo. Tutte le attività superflue vengono momentaneamente sospese e l’energia viene convogliata verso le strutture per permettono la “fuga” dal pericolo: il cuore, per pompare sangue dappertutto più velocemente, i polmoni, per fornire l’ossigeno richiesto e i muscoli per farli funzionare prontamente, per scappare! NON arriva energia o sangue a livello genitale, perché non puoi fuggire col pene in erezione o eccitata sessualmente!

Un altro elemento di fisiologia della risposta sessuale interessante in questo contesto è l’influenza reciproca che hanno le due vie che portano all’eccitazione sessuale. Brevemente, esiste un circuito globale che parte dagli organi di senso, dalla memoria, dall’immaginazione, quindi dall’”alto” che induce il parasimpatico a preparare i genitali per il rapporto ed è facilitante per l’altra via, più periferica, che funziona come un arco riflesso neurologico, basato sulla stimolazione ripetuta locale. La componente locale della stimolazione erotica è importantissima durante il coito per mantenere un buono stato di eccitazione fisica ma insufficiente per se ad indurla se prevale un input fortemente inibitorio centrale!

 

Tornando alla clinica sessuologica…

È esperienza comune che se l’introduzione evoca dolore (dispareunia introitale) la donna “senta” di non riuscirci. In particolare la paziente riferisce di provare un senso di chiusura, di secchezza improvvisa, quasi di blocco all’incontro erotico. Il dolore è l’inibente sessuale per antonomasia, soprattutto della fase dell’eccitamento, che nella donna si esprime con espansione dei tessuti cavernosi vulvari e trasudazione delle pareti vaginali (lubrificazione).

È altrettanto esperienza comune che l’ansia anticipatoria, la paura di non riuscire e il prevedere una forte negatività legata al rapporto compromettano la reattività sessuale sin dalle prime fasi, rendendolo impossibile o inducendo un rifiuto all’incontro, sia nell’uomo che nella donna.

Nella violenza sessuale quindi, si associano entrambi i fattori inibenti ma all’ennesima potenza, impedendo anche solo la minima reattività erotica. Solo la donna con parafilia per il rapporto masochistico, forse, potrebbe trovare una simile esperienza positiva…

La conclusione di tutto ciò è molto chiara. NON ci sono basi biologiche che possano supportare un tale aberrante concetto.

 

 

Maria Cristina Iannacci

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Calo del desiderio sessuale nel giovane uomo

DESIDERIO SESSUALE IPOATTIVO NEL GIOVANE UOMO

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica

Perf. in Agopuntura e Farmacologia Tradizionale Cinese

Perf. in Omotossicologia

Medico P.N.E.I.

 

La richiesta di consulenza sessuologica da parte di giovani uomini negli ultimi tempi è sempre più motivata da problemi di calo del desiderio sessuale.

L’improvviso o, all’opposto, il graduale spegnersi dell’interesse sessuale disorienta il paziente e mina la qualità della vita del soggetto e della coppia.

Per meglio comprendere cosa succede nel giovane uomo apparentemente sano, senza patologie gravi di altri distretti, soffermiamoci sul meccanismo biologico del desiderio.

L’ipotalamo secerne in maniera pulsatile, cioè con picchi, ampiezza e frequenze stabilite, il GnRH che va a stimolare l’ipofisi. Quest’ultima in risposta al GnRH produce LH ed FSH che inducono, a loro volta, un corretto funzionamento del testicolo. L’LH in particolare stimola le cellule di Leydig per produrre Testosterone. Sarà questo ormone il principale responsabile del desiderio sessuale, dopo essere stato attivato da un enzima nei tessuti periferici bersaglio, tramite azione diretta sulla corteccia cerebrale, ipotalamo e sistema limbico.

La Pulsatilità del GnRH è probabilmente il principale punto di attacco degli “insulti” alla verve sessuale, meno frequenti ma non trascurabili sono i danni diretti sulla relazione Testosterone-recettore.

 

Il desiderio sessuale, quell’insieme di pensieri e fantasie che ci spingono a ricercare un comportamento sessuale attivo, è un concetto classicamente PNEI, come tutta la sessualità. Solo l’integrazione della psiche con i meccanismi biologici, descritta dalla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia, permette di vivere appieno l’esperienza erotica. Non solo. L’equilibrio psicoemotivo, l’equilibrio psicosociale e l’equilibrio psicobiologico possono essere definiti i pilastri, il substrato di base per una normale fisiologia del desiderio sessuale.

 

Dal punto di vista meramente clinico?

Quali sono le condizioni più frequentemente chiamate in causa del determinismo del calo del desiderio nel giovane uomo?

L’iperattivazione degli assi dello stress influisce negativamente sulla sessualità. Lo stato di stress cronico protratto nel tempo raramente permette di gioire tra le lenzuola, sia perchè abbassa il desiderio sessuale sia perché rende inefficienti i meccanismi di eccitazione (deficit dell’erezione). L’ipotalamo riconosce lo stato di difficoltà del soggetto, per impegni lavorativi eccessivi o al contrario per drammatica mancanza di lavoro, per problemi di coppia o di salute di un familiare… e reagisce aumentando il CRF

con conseguente incremento di ACTH e Cortisolo che aiutano il soggetto a raccimolare tutte le forze per sopravvivere al momento negativo.

È intuitivo che quando l’uomo deve far fronte ad una situazione di surplus di impegni e preoccupazioni la funzione sessuale venga relegata in secondo piano. Perché consumare energie preziose per la vita in attività secondarie come la sessualità e la riproduzione? Il meccanismo che permette di bloccare la via della sessualità è l’interferenza operata dal CRF (fattore di rilascio della corticotropina) sul GnRH (fattore rilasciante le gonadotropine): viene a saltare la pulsatilità del GnRH e delle Gonadotropine con grave interferenza sulla produzione di Testosterone, l’ormone per antonomasia responsabile del desiderio sessuale sia nell’uomo che nella donna.

 

In realtà tanti altri fattori del vivere quotidiano, indirettamente correlati allo stress, agiscono sull’ipotalamo proprio perché quest’ultimo è da considerarsi una vera e propria centralina di organizzazione energetica tramite la traduzione degli input psico-fisici in molecole informazionali da inviare a tutti i distretti corporei.

Non ultimo in questo elenco è l’esercizio fisico eccessivo.

Mentre un’armonica attività fisica è quanto di più salutare e anti-invecchiamento ci possa essere a costo zero, lo sport esercitato in maniera eccessiva può essere deleterio. L’”aiutino” con ormoni proibiti, l’affaticamento in orari non fisiologici (tardo pomeriggio e serata) influiscono negativamente sui meccanismi centrali ipotalamici, per interferenza con il meccanismo di feed back operato dalla bilancia Estrogeni/testosterone e

per alterazione del ritmo del cortisolo, chiamato a lavorare intensamente proprio quando dovrebbe “dormire”. Inoltre lo stress ossidativo da esercizio muscolare ai limiti produce sostanze tossiche che agiscono negativamente sui circuiti periferici (legame Testosterone-recettore). Non dimentichiamo, inoltre, che lo sport agonistico ad alti livelli comporta un notevole innalzamento degli ormoni propri dello stress!

 

Anche una scorretta nutrizione può influire negativamente sul desiderio sessuale. Da un lato proteine altamente irritanti per l’intestino (caseina, albumina, glutine…) provocano la leaky-gut syndrome che, associata ad una disbiosi da eccessivo e indiscriminato uso di antibiotici, rappresentano una spina irritativa nel delicato equilibrio GUT-BRAIN, intestino-cervello e di conseguenza sul comportamento sessuale.

D’altro lato l’eccesso di peso fino all’obesità, soprattutto viscerale, comporta un alto rischio di infiammazione di basso grado con liberazione di citochine, leptina, adipochine e Interleuchina 6, che interferiscono a livello ipotalamico con il rilascio pulsatile del GnRH. Parallelamente, nel tessuto adiposo si assiste alla conversione enzimatica del Testosterone circolante in Estradiolo, ormone femminile che si oppone agli effetti sessuali del primo.

Esiste un terzo elemento di disturbo sul desiderio sessuale legato all’alimentazione: gli “Endocrine disruptors”. Si tratta di additivi, conservanti, coloranti ecc. che introdotti coi cibi liberano molecole che fungono da Interferenti endocrini, spesso simil-estrogenici che competono col Testosterone per i recettori tissutali, limitandone l’effetto. Alcune di queste sostanze interferiscono direttamente con gli enzimi deputati alla conversione del Testosterone nella sua forma biologicamente attiva mentre altri composti alterano il feed-back centrale su ipotalamo e ipofisi per la regolazione del rilascio delle gonadotropine. Il risultato è un danno sia centrale che periferico sui meccanismi che mantengono vivo il desiderio sessuale.

In ultimo riporto una situazione frequente che può portare al calo del desiderio sessuale nel giovane uomo: l’iperprolattinemia. La Prolattina è un ormone importante nel maschio, con compiti anche riparativi. Livelli eccessivi e patologici sono quasi sempre causati da terapie per lo stomaco, da tumori benigni dell’ipofisi o da ipotiroidismo. Dal punto di vista fisiologico però esiste un quadro classico di calo del desiderio da iperprolattinemia legato alla neogenitorialità. Recenti studi sottolineano una sorta di compartecipazione alle cure del neonato dal parte dell’uomo, che concentra le proprie energie nell’aiuto familiare nel momento di passaggio dall’”alcova” al “nido”. L’abbattimento del desiderio sessuale è una sorta di garanzia per il cucciolo: una seconda gravidanza comprometterebbe le cure parentali e togliere al maschio la spinta sessuale ha proprio questo scopo. Peccato che questo meccanismo sia presente nell’uomo fedele e vicino alla neomamma ma del tutto assente in un gran numero di neopapà…

 

Maria Cristina Iannacci

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

ASSORTIMENTO DI COPPIA e SODDISFAZIONE SESSUALE

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perfez. in Sessuologia Clinica

Perfez. in Agopuntura e Farmacologia Tradizionale Cinese

Perfez. in Omotossicologia

Medico PNEI

 

Assortimento di coppia e soddisfazione sessuale

 

Non sempre una disfunzione sessuale è sinonimo di erotismo di coppia insoddisfacente. Le caratteristiche emotive e comportamentali del partner tra le lenzuola possono tamponare le difficoltà o al contrario esacerbare le problematiche.

Con un velo d’ironia (ma spesso c’è poco da ridere!) descrivo alcuni accoppiamenti curiosi.

 

Le tre tipologie di uomo che studieremo sono:

Il fallocentrico

Il fantasioso ma veloce

Il duro che dura (troppo)

 

Le tre tipologie di donna sono:

La “prendo quel che c’è”

La pasticciona

La “vieni al sodo!”

 

 

Il fallocentrico è il soggetto orgoglioso del suo “giocattolo”: ne ha un perfetto controllo e lo considera il dispensatore di piacere. Ottimo animale da letto! Tutte le sue partner sessuali hanno goduto della sua arte, puramente penetrativa (illuso: il 50% delle donne non ha l’orgasmo da pura stimolazione vaginale, ma a sentir lui questo vale per gli altri!) e la donna che non gode di ciò ha dei problemi.

 

Il fantasioso ma veloce è un grande amante, attento a portare la donna all’apice del godimento con olii, frutta, oggettistica varia, baci e carezze. Gli piace giocare in camera da letto… certo quando “entra” la sua autonomia è limitata ma tutto il resto è al top.

 

Il duro che dura in eterno è l’uomo che non riesce ad eiaculare durante la penetrazione. Ha ottima erezione e durata pressochè infinita, che permette alla donna di fare lui davvero quello che vuole. Alla fine però lui finisce sempre fuori, con notevole impegno femminile.

 

La tipologia “prendo quel che c’è” è un po’ la donna per tutte le stagioni, parafrasando al femminile un’opera teatrale di Bolt, che sa adattarsi ai giochi erotici esterni o alla pura penetrazione, con reattività legata più al proprio stato d’animo e alla complicità di coppia che alla reale abilità del partner.

 

La pasticciona ama divertirsi con tutto il corpo, è molto reattiva e pimpante. Pretende partecipazione da parte del compagno senza chiedere salti mortali penetrativi ma sempre un’attenzione particolare al clitoride, senza la cui stimolazione contemporanea alla penetrazione non riuscirebbe ad arrivare al piacere totale.

 

La donna che definisco di tipologia “vieni al sodo!” non sopporta fisicamente stimoli erotici su capezzoli, cosce o clitoride, anzi. Va in estasi con la penetrazione classica e solo con quella. Quindi… astenersi perditempo, incerti o mollicci.

 

Le coppie

Il fallocentrico e la “vieni al sodo!” sono talmente complementari che si rischia la cementizzazione della condotta sessuale. La soddisfazione è totale, perché cercare qualcosa di diverso? Se ci si sposta di un centimetro dalla situazione però l’equilibrio vacilla pericolosamente.

 

Anche il fantasioso ma veloce sembra perfetto per la pasticciona, col rischio però, per lei, di non arrivare mai a sperimentare una possibile reattività vaginale non potendo fruire di una stimolazione coitale prolungata. È auspicabile per questa coppia che la scelta di stare insieme maturi dopo esperienze precedenti.

 

L’uomo che non viene mai sembra il perfetto amante per chi necessita di intensa e prolungata stimolazione vaginale. Peccato che le compagne di questa tipologia di uomo soffrano della mancanza del piacere maschile durante l’unione dei corpi: il piacere del partner è uno stimolo fortissimo per lasciarsi andare, il 50% del piacere a letto è gustarsi l’orgasmo di chi abbiamo di fronte.

 

La coppia più inquieta tra le lenzuola è formata dal fallocentrico e la pasticciona. La (di lui) pretesa che la partner arrivi al piacere con la semplice penetrazione è qualcosa di inaccettabile per lei, semplicemente perché tecnicamente impossibile. L’umiliazione di sentirsi dire “hai dei problemi, non sei normale!” induce un’alta percentuale di finzione femminile o di risoluzione della relazione accompagnata da incertezza sulla propria competenza erotica.

Una donna “pasticciona” sicura di sé, con buona autostima e capace di chiedere non arriva a tal punto e serve un due di picche ben presto, anche prima del secondo incontro!

Persino la tipologia “prendo quel che c’è” può trovare indigeribile l’atteggiamento del fallocentrico soprattutto quando sul più bello si lamenta dei suoi tempi e non le crea un’atmosfera rilassante che le abbassi la soglia dell’orgasmo, conditio sine qua non per shiftare la reattività da puramente clitoridea a vaginale.

 

E quando un fantasioso incontra la classica “vieni al sodo!”? Mah, spero per lui che cambi aria prima di uscirne con le ossa rotte!

 

Quindi, che tu sia un fantasioso o un fallocentrico, una pasticciona o una “prendo quel che c’è”… cura attentamente la scelta del partner, perché una buona comunicazione erotica è il cemento più potente della coppia.

 

Maria Cristina Iannacci

http://www.iannacci.it

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

AGOPUNTURA in GRAVIDANZA

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica

Perf. in Agopuntura e MTC

Perf. in Omeopatia/Omotossicologia

http://www.iannacci.it

 

Agopuntura in Gravidanza

 

L’agopuntura è una medicina non convenzionale sempre più riconosciuta come efficace e totalmente priva di effetti collaterali, se praticata da medici esperti e correttamente formati. Proprio da quest’anno gli Ordini dei Medici provinciali hanno istituito gli elenchi di medici “competenti” in questo campo con criteri di inclusione alquanto severi.

Per alcuni disturbi tipici della gravidanza o per patologie che non possono essere curate con medicinali perché tossici per il feto, il trattamento con agopuntura è particolarmente indicato e ben tollerato nella donne in dolce attesa.

 

Vediamo le principali indicazioni.

 

NAUSEA e VOMITO

Nell’iperemesi gravidica si assiste ad un blocco della normale discesa dell’energia (cibi) dallo stomaco verso gli intestini. Il QI-NI (flusso retrogrado) causa inizialmente inappetenza, nausea e nei casi più gravi vomito anche a stomaco vuoto. Le sedute di agopuntura ripristinano il corretto fluire delle energie, rilassano lo stomaco e tranquillizzano la gestante. Il più delle volte bastano un paio di sedute la settimana dalla 7° alla 11° settimana, che è il periodo di maggiore incidenza della sintomatologia, anche se nei casi più gravi si può arrivare a fare sedute giornaliere.

 

CEFALEA ed EMICRANIA

L’emicrania che precede o accompagna il flusso mestruale tende a migliorare in gravidanza. Può accadere, al contrario, di dover aiutare gestanti che sperimentano cefalea intensa o emicrania insorte esclusivamente durante la gestazione. Lo stato gravidico per definizione è caratterizzato da Umidità che “appesantisce”: la cefalea viene descritta dalla paziente come gravativa, proprio perché risente di questa condizione. Il trattamento sarà diverso a seconda che la sintomatologia peggiori col variare dello stato d’animo o delle condizioni atmosferiche. In rari casi sono necessarie sedute per tutta la durata della gravidanza, spesso con qualche trattamento si ottiene un sollievo alle crisi dolorose e i cicli di sedute possono essere ripetuti più volte, al presentarsi dei sintomi.

 

LOMBO-SCIATALGIA

L’aumento di peso ma soprattutto il cambio della postura della gravida causa frequentemente dolore lombare a volte irradiato alla gamba. Il controllo del dolore con agopuntura si ottiene da un lato sciogliendo i blocchi dell’energia e rilassando i muscoli coinvolti nella contrattura, dall’altro aumentando in circolo le endorfine, sostanze antidolorifiche fisiologiche. Spesso questo tipo di trattamento, associato a ginnastiche posturali ambulatoriali, rappresenta l’unico aiuto concreto e privo di effetti collaterali.

 

 

RIVOLGIMENTO FETALE

In molto reparti di Ostetricia e in alcuni consultori da qualche tempo si usa il trattamento con sigaro di moxa (artemisia incendiata) su un punto del piede per “attirare verso il basso una grossa parte fetale”, ovvero la testa, in caso di presentazione trasversa o podalica non fissa. Dalla 35° settimana, con calcolo del peso stimato del peso al di sopra dei 2500 gr, è possibile stimolare il punto con agopuntura+moxa, sicuramente più efficace ma praticabile dall’agopuntore esperto, perché non privo di effetti stimolanti sulla motilità uterina.

 

INDUZIONE DEL PARTO

Esistono nella pratica di agopuntura i cosiddetti “punti proibiti in gravidanza”. Sono agopunti da non pungere durante la gestazione perchè smuovono le energie a tal punto da indurre contrazioni uterine. In Cina erano stati testati anche per verificare se sufficienti a provocare l’aborto ma con esiti, per fortuna, negativi. La loro stimolazione con ago, quindi, provoca contrazioni fisiologiche per il periodo in cui si trova la gestante per cui se praticata alla fine della gravidanza aiuta il normale processo di induzione del travaglio di parto.

 

ALLATTAMENTO

I quadri clinici secondo la Medicina Tradizionale Cinese alla base dell’ipogalattia sono un due. Vuoto di Sangue (chiamiamola anemia da parto impegnativo) con Energia che non riesce a risalire verso il petto e successivamente verso il cervello. Le difficoltà di allattamento in questo caso sono accompagnate da umore negativo e tristezza. Consiglio sedute ogni due giorni per qualche settimana.

Stasi di Qi di Fegato, Energia e Sangue bloccati a livello del seno con difficoltà a far uscire il latte. Umore brillante ma agitazione e nervosismo, con seno duro e gonfio. In questi casi l’agopuntura risolve brillantemente il blocco all’allattamento al seno, con poche sedute!

 

DEPRESSIONE POST-PARTUM

Le forme lievi di tristezza e pianto post-partum traggono beneficio dal trattamento con agopuntura sia nei casi con prevalente componente fisica, astenia da eccessiva richiesta, sia nei casi più spiccatamente psicologici. Molto importante in questi casi sarà formulare la diagnosi secondo i criteri tipici della Medicina Tradizionale Cinese, per offrire una combinazione di punti che dia sollievo veloce alla neomamma. Consiglio sempre di iniziare le sedute già ai primi sintomi disturbanti e impostare qualche sedute di mantenimento per qualche mese anche dopo la sensazione di benessere.

 

INFERTILITÀ

Questo campo di applicazione dell’agopuntura sta conoscendo un grande sviluppo negli ultimi anni, sia per stabilizzare l’ovulazione e migliorare la qualità dell’ovocita, nella coppia con infertilità inspiegata, sia per aiutare le defaillance maschili (riproduttive e sessuali). Anche in caso di Procreazione Medicalmente Assistita sedute di agopunture vengono sempre più consigliate per migliorare la percentuale di riuscita del programma di aiuto nei centri di infertilità.

Ma questo sarà oggetto di un prossimo articolo…

 

Maria Cristina Iannacci

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Eiaculazione Precoce e Fiori di Bach

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica

Perf. in Agopuntura e Farmacologia Tradizionale Cinese

Perf. in Omeopatia/Omotossicologia

Medico PNEI

http://www.iannacci.it

 

Eiaculazione Precoce e Fiori del Dr. Bach

 

Da decenni i sessuologi descrivono come elemento cardine per la definizione di eiaculazione precoce il mancato controllo volontario del riflesso orgasmico. Meno importane è il tempo di mantenimento della penetrazione, 3 minuti, ancora meno il numero minimo di movimenti coitali garantiti, 7, quasi ridicolo il concetto di eiaculazione precoce quando avvenga prima del piacere femminile (dal momento che il 50% delle donne non ha l’orgasmo da pura stimolazione vaginale… il 50% degli uomini sarebbe precoce?).

Il DSM V finalmente inserisce nella classificazione delle Disfunzioni Sessuali dell’Eiaculazione l’aspetto soggettivo di disagio legato all’incapacità da parte dell’uomo di decidere volontariamente quando abbandonarsi all’esperienza orgasmica. Oggi se ne è parlato al Master Universitario di II livello di Verona, il primo in Italia sulla “Low Dose Medicine”, la vera medicina del futuro. Ecco che la PNEI applicata alla valutazione degli assi dello stress che, iperattivati, disturbano la sessualità di coppia si arricchisce della omeopatia/omotossicologia e sorprendentemente, ma non troppo, della floriterapia.

Non è la velocità o la calma da trattare in questi pazienti, bensí la reazione ad un episodio di defaillance; non è l’interpretazione del medico che guida la scelta della terapia ma le parole usate dal paziente per descrivere la reazione di tristezza e la paura che si ripresenti la difficoltà, la perdita di interesse per il sesso per timore della reazione della compagna… Ad un nucleo terapeutico iniziale di tre, con ulteriori fiori del dr. Bach per le sfumature, si aggiungeranno prodotti per il drenaggio mentale, che liberi la mente da pensieri offuscanti e rimedi omotossicologici di sostegno psicofisico.

Peccato focalizzarsi solo sulla prestazione! La sua momentanea correzione (con farmaci di uso comune) non toglie il vissuto di inadeguatezza del soggetto dipendente dal giudizio dell’entourage che lo circonda! Alla fine è il 60enne colui che vive la sessualità più soddisfacente, libera da richieste sociali e rispondente al proprio desiderio, alla comunicazione privata con la partner, ai tempi della gioia e dell’affettività.

La floriterapia e la sessualità. Un connubio che sta vivendo una seconda, intensa giovinezza.

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento