Agopuntura. Gravidanza spontanea dopo Ovodonazione

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica

Perf. in Medicina Tradizionale Cinese

Perf. in Omotossicologia

Medico PNEI

www.iannacci.it

 

Caso clinico. Agopuntura per infertilità

Gravidanza spontanea dopo primo figlio con ovodonazione

 

Qualche anno fa seguii la gravidanza di Anna, 39enne insegnante delle colline modenesi, in buona salute, dal carattere brillante e positivo, in lieve sovrappeso. Aveva cercato un bimbo per anni e, sotto consiglio di un centro per la cura dell’infertilità di un ospedale locale (che parlava di fattore femminile, obesità ed esaurimento della riserva ovarica), si sottopose a trattamento all’estero con ovodonazione. Dei tre embrioni ottenuti, uno era stato inserito in utero ed era nato uno splendido maschietto mentre gli altri erano in attesa di essere utilizzati per una seconda gravidanza.

Il marito della signora, leggendo gli articoli presenti sul mio blog iannacci.wordpress.com, mi chiese se fosse possibile provare qualche ciclo di stimolazione dell’ovulazione per tentare di concepire spontaneamente. Il transfer degli embrioni congelati era previsto per l’estate. Ci accordammo per un paio di mesi di trattamento.

Anna cominciò ad assumere oltre all’acido folico, SI WU TANG, il tonico del sangue mio prezioso alleato quando aiuto a migliorare la qualità dell’ovocita e si sottopose a sedute di agopuntura con combinazione dei punti per la fertilità secondo lo schema appreso all’Università di Nanjing.

La coppia, che non ha mai assunto contraccettivi, era stata invitata continuare la loro vita sessuale, cioè ad avere rapporti sessuali regolari a giorni alterni, massimo ogni tre giorni.

Anna, che oggi ha 42 anni, rispose benissimo alla stimolazione, con evidenza ecografica di maturazione del follicolo, fino allo scoppio, che stimolai con ulteriori punti (quelli che utilizzo per la Luf syndrome, sindrome da mancato scoppio del follicolo). Tuttavia in quel ciclo non rimase gravida.

Durante il ciclo successivo Anna proseguí la terapia orale ma non effettuammo agopuntura per problemi organizzativi.

Mi telefonò come da accordi per iniziare un altro percorso con agopuntura ma mi annunciò il test di gravidanza positivo!

Qualche mese fa è nata una bimba sana…

CONCLUSIONE

La combinazione tra serenità familiare raggiunta con la nascita del primo figlio, aiuto biologico con la Medicina Tradizionale Cinese, agopuntura e farmacologia, abbassamento dei livelli di stress per aumento dell’endorfine come effetto complementare dell’agopuntura hanno facilitato la realizzazione del sogno di questa coppia, di avere un figlio naturale.

Auguri alla bella famiglia di Anna.

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

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RINGIOVANIMENTO VULVO-VAGINALE

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica, Agopuntura e Farmacologia Tradizionale Cinese, Omeopatia/Omotossicologia, Medico PNEI

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BENESSERE URO-GENITALE E SESSUALE

 

Il ringiovanimento vulvo-vaginale

 

 

Introduzione

Si parla sempre più di frequente di Ringiovanimento Estetico e Funzionale dei Genitali Esterni Femminili. L’interesse per questo percorso terapeutico va di pari passo con l’attenzione sempre maggiore nei confronti del benessere uro-genitale e sessuale che dovrebbe accompagnare la donna in tutte le fasi della vita.

 

 

Indicazioni

Interventi di episiotomia durante il parto con esiti non perfetti della successiva episiorrafia (cucitura del taglio sui genitali esterni eseguito per favorire la fuoriuscita della testa fetale), trattamenti per patologie oncologiche con farmaci antiormonali che tolgono il nutrimento ai tessuti vulvo-vaginali, malattie della pelle e mucose che comportano un precoce invecchiamento delle strutture connettivali genitali (distrofia/lichen), fino al semplice e in parte fisiologico deterioramento delle strutture genitali esterne dovuto al passaggio di età o da perimenopausa non curata… sono gli eventi più frequentemente presenti nella storia clinica delle pazienti che si sottopongono a questa tipologia di trattamento.

Appare chiaro che il target di questo concetto terapeutico non è soltanto la donna in climaterio ma può esserlo la paziente a qualunque età, che avverta disturbi anche molto diversi fra loro ma con un comune denominatore, il distress uro-genitale e/o sessuale.

 

 

Trattamento

La terapia proposta consiste nell’associazione di trattamenti con radiofrequenza ed elettroporazione, alternati tra di loro, con frequenza di una/due incontri settimanali.

 

Per radiofrequenza si intende la trasmissione alle strutture vulvo-vaginali di impulsi con una certa lunghezza d’onda avvertite dalla pazienti come calore “piacevole”. Gli effetti sui tessuti sono strettamente correlati al reale aumento della temperatura locale indotta dal trattamento, che comporta una decisa accelerazione della cascata di reazioni biochimiche. Ne consegue una migliore innervazione, un ritrovato trofismo delle mucose con più fluida lubrificazione, maggiori elasticità delle fibre connettivali e compattezza delle fibre muscolari che circondano l’ostio vaginale e che sostengono la vescica, un miglioramento della vascolarizzazione locale e quindi del nutrimento dell’intera area.

 

L’elettroporazione consiste nel creare, con una differenza di potenziale applicata su vulva e/o vagina, tanti micro “pori” tramite i quali far entrare in profondità i principi farmacologici curativi. Anche questa tecnica non viene avvertita come fastidiosa (men che meno dolorosa) dalla paziente: la sonda cilindrica introdotta viene ruotata delicatamente per creare pori su tutta la superficie vaginale e garantire una corretta distribuzione del principio attivo. Sulla vulva si utilizza invece una piastrina metallica di piccole dimensioni che permette di trattare anche aree particolarmente delicate, come la zona paraclitoridea.

 

Per l’intero trattamento consiglio una decina di incontri della durata di mezz’ora ciascuno in cui alternare le tecniche.

I farmaci utilizzati in elettroporazione possono essere principi ormonali classici (estrogeni in vagina, testosterone sulle strutture vulvari) anche se preferisco applicare cocktail di prodotti omeopatici/omotossicologici più modulabili in base alla sintomatologia e ai disturbi riportati dalla donna e sicuri anche nelle pazienti oncologiche.

Tra le principali indicazioni di questa tecnica non rientra l’incontinenza urinaria. Le forme lievi, tuttavia, possono trovare giovamento proprio per il corteo di effetti sulle strutture muscolari, nervose e connettivali del pavimento pelvico.

 

Info

Il trattamento è eseguito nel “Polistudio Dr.ssa Iannacci” a Carpi (Mo), da me personalmente, con supporto ginecologico e consulenza sessuologica.

 

 

Maria Cristina Iannacci

 

Per informazioni

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Stress e Disfunzioni Sessuali Maschili

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica

Perf. in Agopuntura e MTC

Perf. in Omeopatia/Omotossicologia

Medico P.N.E.I.

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Stress e disfunzioni sessuali maschili

E’ esperienza comune che le gioie sessuali ci abbandonino nei periodi di maggior carico stressante. Alcuni uomini riferiscono un senso di fatica e stanchezza che limita la disponibilità fisica e mentale al rapporto, altri raccontano di performance non all’altezza dei precedenti; per molti pazienti, invece, è in primis il desiderio a calare e compromettere la relazione erotica della coppia nei periodi di stress.

Non è la tipologia di stressor a determinare l’effetto negativo sulla sessualità, bensì la soggettiva reattività al distress. Questo concetto è da tenere sempre presente e giustifica il fatto che un cambio di lavoro, la nascita di un figlio, nuove opportunità sociali, la malattia di un proprio caro…. per alcuni soggetti sono input che richiamano energie positive per altri momenti depotenzianti che esauriscono le difese alla fatica psico-fisica.

L’iperattività degli assi dello stress è la via comune per capire l’intreccio tra sovraccarico di impegni quotidiani e deficit sessuale.

Si riconoscono almeno tre sistemi di risposta allo stress, comunemente chiamati assi. Il primo, detto asse nervoso, attiva la risposta alla paura, ad un pericolo immediato e coinvolge più strutture, dal cervello alla midollare del surrene con rapida immissione in circolo di grandi quantità di adrenalina. Il secondo, meno repentino ma con effetti più dilazionati nel tempo, è detto braccio chimico perchè la risposta all’elemento stressante avviene tramite segnali in parte nervosi, in parti endocrinologici (soprattutto cortisolo) e la risultante è l’attivazione di sistemi metabolici che forniscano energia supplementare all’organismo. Una terza modalità di reagire allo stress viene attivata nei casi di prolungati e gravi condizioni di disagio ed impegno del vivere quotidiano e coinvolge sistemi e organi insospettabili i quali, stimolati da segnali provenienti dall’alto, diventano essi stessi fonte di risposta infiammatoria allo stress, per es. intestino, pelle, tiroide, tessuto adiposo… I messaggeri dello stress a livello periferico, cioè di organo, detti citochine, causano danni da invecchiamento, soprattutto alle strutture vascolari del cervello e del cuore ma anche alla fine circolazione degli organi genitali che permette l’erezione.

Alla luce di quanto descritto, sono tre i quadri che più di altri esprimono la stretta correlazione fra stress e difficoltà sessuale.

Il primo esempio è la forma eclatante di empasse, quella con mancata erezione sul più bello ( es. dopo un piacevole corteggiamento e fantasie inebrianti, oppure quando la fanciulla tanto desiderata ha detto sì!!!) o di eiaculazione estremamente anticipata, ancor prima dell’introduzione (“abbassati i pantaloni… sono già venuto!”) fino ai casi di orgasmo a pene flaccido. Si tratta dell’attivazione del meccanismo di fuga, di evitamento di una situazione interpretata come pericolosa. La scarica di adrenalina che ne consegue fa convergere tutte le energie e il sangue negli organi deputati alla difesa e la corsa, cioè cuore, polmoni e muscoli, non certo al pene! Razionalmente l’uomo è convinto che la situazione sia ottimale per un rapporto sessuale ma il genitale, che è molto intelligente e strettamente collegato a quella parte di cervello “rettiliano” o primitivo che funziona in maniera automatica, si erige a fallo solo se la situazione è “nel profondo” tranquillizzante. In poche parole, se “lui” non vuole funzionare è perchè ha già annusato una condizione situazionale o relazionale non ottimale.

Altro caso frequente di compromissione della funzione sessuale da iperattivazione degli assi dello stress è rappresentato dal calo di interesse sessuale e scarsa reattività tra le lenzuola nell’uomo con molte, troppe preoccupazioni. Alti livelli di cortisolo, persistenti e protratti nel tempo, comportano interferenze endocrino-metaboliche deleterie per la sessualità attraverso alterazioni della cascata ormonale ipotalamo-ipofisi-gonadi. In parole semplici, non viene più garantita la benzina ormonale per le funzioni sessuali e riproduttive, perchè ritenute un lusso rispetto alla situazione di carenza di energie (da cronico, eccessivo consumo come difesa nei confronti degli stimoli stressanti).

Un terzo quadro, sempre più frequente, è la compromissione della funzione sessuale a livello centrale e periferico da invecchiamento precoce di tipo infiammatorio. Si parla di “inflamm-aging”. Lo stato infiammatorio conseguente a distress di lunga data provoca danni biologici tramite citochine, che si ripercuotono sulla funzione erotico-sessuale in maniera severa. E’ la situazione disfunzionale più complessa perché associa una inibizione centrale (scarsa spinta erotica) a problemi periferici (deficit erettivi).

Cosa fare?

Nel primo caso una buona consulenza sessuale chiarisce la situazione e permette all’uomo di operare una scelta che sia rispettosa del proprio corpo (cambiare partner???).

Negli altri due casi di disfunzione sessuale da stress entra prepotentemente in ballo la PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI), nuova disciplina medica che studia e cura le connessioni/interferenze fra i sistemi Nervoso, Endocrino e Immunologico e la Psiche. La valutazione con PNEI System inquadra non solo la patologia ma anche la persona come portatore dei sintomi e permette di operare una terapia d’avanguardia, che non si limita alla medicina da somministrare ma cura la persona e la sua reattività allo stress.

In fondo, lo ripeto spesso, il sesso è il teatro della vita. Quel che succede tra le lenzuola è espressione di chi siamo realmente nella vita di tutti i giorni.

 

Maria Cristina Iannacci

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INFERTILITA’ e PNEI

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica, Agopuntura, Omeopatia/Omotossicologia, MedicoPNEI

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INFERTILITA’ e PNEI

Nella valutazione della capacità riproduttiva della coppia a volte non basta verificare che ci sia un buon funzionamento delle ovaie, che gli spermatozoi del partner siano di numero sufficiente, vivaci e mobili e di forma normale per fecondare l’ovocita. Non basta evidenziare che le tube della donna siano aperte e permettano l’incontro dei gameti, né che al prodotto del concepimento venga garantito un nido accogliente curando l’utero e nutrendo l’endometrio.

I mezzi diagnostici attualmente a nostra disposizione spesso non riescono ad andare oltre, non riescono a spiegare la causa del mancato concepimento. Un motivo alla base dell’infertilità comunque c’è sempre.

L’essere umano è un’entità psicobiologia. Il benessere psicofisico, il normale funzionamento del nostro corpo, l’armonico fluire della vita sono il risultato dell’integrazione fra elementi psicologici, sensazioni, emozioni, percezioni, pensieri… ed elementi prettamente fisici, corporei.

Le funzioni biologiche non sono tutte uguali nell’economia della vita: alcune sono essenziali per la sopravvivenza, come respirare, mangiare, dormire, digerire, eliminare le scorie… altre sono considerate una sorta di lusso per l’organismo umano, una funzione che si esplica se l’equilibrio lo permette, se l’energia è abbondante. Tra queste funzioni superiori e lussuose vengono annoverate la sessualità e la riproduzione.

Facciamo un passo indietro.

Molte dis-funzioni, cioè alterazione del funzionamento della “macchina-corpo”, sono espressione di alterato equilibrio, di incapacità di adattamento agli stress quotidiani.

Lo stress non è un elemento necessariamente negativo. E’ uno stimolo che induce una serie di comportamenti adattativi per raggiungere un equilibrio anche vantaggioso, basti pensare alla giusta dose di stress nello studio o nel lavoro, persino nello sport, che richiama energia per garantire una performance migliore.

Lo stress ripetuto e prolungato o di intensità eccessiva, invece, tende a superare i nostri meccanismi adattativi, squilibrandoli e causando sofferenza. L’espressione della sofferenza è molto subdola, variabile da soggetto e soggetto e nei diversi periodi della vita. La via comune è una cascata di neurotrasmettitori, ormoni, citochine che producono “infiammazione”. L’infiammazione colpisce il tratto gastroenterico, ecco le gastriti o le coliti, il sistema nervoso centrale, con insonnia, cefalee, variazioni del tono dell’umore, la pelle, sottoforma di dermatiti o psoriasi, l’apparato riproduttivo con disfunzioni sessuali e disordini mestruali fino alla sterilità…

Di ogni componente della coppia in esame sarebbe interessante studiare obiettivamente quali sono gli elementi perturbanti della vita quotidiana, attuale e del recente passato e in quale organo, apparato o funzione questi vadano a creare sofferenza. Potrà emergere che, proprio in questo momento della vita, l’energia a disposizione non sia tale da permetterle il concepimento.

La disciplina medica che studia la correlazione tra stress e disfunzioni del vivere quotidiano si chiama PNEI, PsicoNeuroEndocrinoImmunologia, e permette non solo di individuare i singoli elementi di disturbo (problemi psico emozionali, mancanza di movimento, alimentazione scorretta, interferenti elettromagnetici o chimico/farmacologici ecc.) attraverso l’esecuzione di test ematochimici, impedenziometria, test psicologici ed una accurata anamnesi (seguita dall’elaborazione ed interpretazione dei dati), ma anche e soprattutto di identificare i punti su cui intervenire, di dare spiegazione del disturbo e di fornire le chiavi per ridurre l’effetto dello stress sui nostri meccanismi di difesa. Lo stesso calo di peso improvviso correlato alla scomparsa di un ciclo ovulatorio, o al contrario un sovrappeso con alterazioni del ritmo mestruale, va studiato da un altro punto di vista, considerando la qualità del tessuto adiposo e non la mera percentuale corporea, ponendo attenzione alla distribuzione dell’acqua dentro e fuori le cellule, allo stress ossidativo…

Le terapie da proporre dopo la diagnosi e l’inquadramento clinico spaziano dall’agopuntura alla dietetica e farmacologia tradizionale cinese, dall’educazione al movimento piacevole ed armonico alla corretta respirazione emotivamente rilassante, dal vero e proprio coaching emozionale alla omeopatia/omotossicologia, senza tralasciare una corretta integrazione di elementi potenzianti in maniera specifica la fertilità.

Per permettere ad una coppia infertile, in particolare quando si parla di sterilità “inspiegata”, di provare la gioia della maternità “naturale”, consiglio quindi di valutare attentamente gli strumenti della Medicina d’Avanguardia, di cui fa parte la PNEI, al fine di ripristinare in maniera gentile quella quota di energia vitale sufficiente ma necessaria per la riproduzione ed evitare che i meccanismi di adattamento allo stress pian piano se la “mangino” tutta!

 

Maria Cristina Iannacci

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PNEI e Pelle

Dr. Maria Cristina Iannacci

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PNEI in pillole!!!

La PELLE

 

Acne, orticaria, dermatiti atopiche e seborroiche o la stessa psoriasi posso essere valutate con un occhio diverso, con la Psico Neuro Endocrino Immunologia.

La PNEI è una disciplina relativamente nuova che mette in relazione la psiche con i sistemi biologici, nervoso, ormonale, metabolico e immunitario, che a loro volta sono in grado di modificare attività e assetto della psiche.

Eccessi alimentari, carichi di lavoro esagerati, contrasti relazionali in famiglia o col partner, attività fisica carente o non corretta, terapie soprattutto antibiotiche protratte o ripetute, impegni della vita di ogni giorno che superano di troppo le nostre capacità adattative… attivano i Sistemi dello Stress che tramite vie ormonali, es. androgeni, e terminazioni nervose scaricano citochine infiammatorie direttamente sulla pelle.

Esiste poi una stretta correlazione fra intestino e cute, per cui una disbiosi intestinale fa sentire la sua sofferenza sull’organo più esteso del nostro corpo: la pelle.

Se a questo aggiungiamo che melanociti e cheratociti sono in grado di produrre direttamente ormoni dello stress, ACTH, alfa-MSH, POMC e cortisolo, ecco che infiammazione cronica e alterata risposta immunitaria vanno a spasso assieme… ecco il manifestarsi di patologie cutanee anche severe su base infiammatoria.

Si crea in definitiva un circolo vizioso per cui stimoli stressogeni esterni, ambientali, alimentari ed emotivi alterano la fisiologia della pelle che, tramite il suo proprio sistema dello stress, a sua volta va ad attivare i grandi Sistemi Centrali dello Stress. L’infiammazione cronica, lieve e protratta nel tempo, è uno dei killer peggiori per la nostra salute e in questo specifico caso per il benessere della pelle (del viso e non solo) e sul vissuto psico-emotivo del paziente.

 

PNEI-System permette scientificamente la valutazione qualitativa e quantitativa dei vari fattori stressanti, tramite accurata anamnesi “psico-fisica”, alimentare, esami ematochimici, impedenziometria, ecc. con successiva elaborazione computerizzata dei campi di maggior interesse per l’intervento terapeutico. Protocollo antinfiammatorio, rieducazione alimentare, attività fisica potenziante, terapie low dose, coaching respiratorio e/o psichico rappresentano sono alcuni dei punti su cui agire per il ripristino dell’equilibrio della persona e il ritorno al benessere.

 

A Carpi è attivo l’unico Centro PNEI dell’Emilia Romagna http://www.pnei4u.com/Network_Centri_PNEI_system.asp?r=romagna

Presso il Polistudio Medico Dr.ssa Iannacci

https://www.facebook.com/PolistudioMedico

 

Prossimo articolo sull’applicazione della PNEI in fertilità

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

https://www.facebook.com/pages/Dr-Maria-Cristina-Iannacci/153045751415198

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Il piacere femminile – L’area C.U.V.V.

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica, Agopuntura e MTC, Omotossicologia, Medico P.N.E.I.

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IL PIACERE FEMMINILE – L’Area C.U.V.V.

 

Il corpo femminile in toto è oggetto di erotizzazione, ogni singolo centimetro può risvegliare piacere ed abbandono. Un buon amante, una mente libera, una situazione coinvolgente possono portare la donna al più profondo del piacere.

Per la maggior parte delle donne, però, le sensazioni evocate dalla stimolazione erotica di alcuni punti sono fondamentali e necessarie per superare la “soglia orgasmica” ed arrivare al piacere.

Storicamente si è soliti riconoscere due grandi punti, il clitoride e il punto G. Questa dicotomia è ormai del tutto superata grazie all’identificazione di un’area di estensione variabile da donna a donna che comprende Clitoride, Uretra, Vestibolo e Vagina, da cui il nome di Area C.U.V.V..

Anatomicamente sotto questa area è presente una grande quantità di tessuto cavernoso che nel sesso maschile costituisce la struttura portante del pene mentre nella donna va sotto il nome di “bulbi del vestibolo”. Anche il tessuto spugnoso che avvolge l’uretra nel maschio è presente nella donna con importanti funzioni (v. precedenti articoli sul blob “iannacci” in wordpress.com).

Le radici di queste strutture abbracciano il clitoride, avvolgono lo sbocco dell’uretra, scorrono sotto il vestibolo e raggiungono la parete vaginale anteriore. La scoperta di quale di questi punti sia più sensibile e saprà portare più intensamente all’estasi sarà oggetto del gioco esplorativo che accompagna l’esperienza erotica di ognuno di noi…

Ogni donna (ed ogni coppia!) scriverà la propria mappa!

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DIMENSIONI MASCHILI

Dr. Maria Cristina Iannacci

Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica, Agopuntura e Omeopatia-Omotossicologia

Medico PNEI

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LE DIMENSIONI MASCHILI SONO IMPORTANTI?

 

Confesso che sono un po’ sorpresa che ci siano ancora dubbi sull’importanza delle dimensioni maschili per avere un rapporto sessuale soddisfacente. Spesso sono i giovani uomini che si pongono questo quesito, giovani non solo di età ma anche di esperienza fra le lenzuola!

Eppure molte donne continuano a rivolgermi questa domanda…

 

Esistono dimensioni del pene a riposo molto variabili da soggetto a soggetto ma in erezione le differenze si appianano e i falli (termine che indica il pene in erezione) si assomigliano un po’ tutti. Ciò che varia è il calibro, la forma e le eventuali deviazioni dell’asse. Volendo essere scientifici e pignoli il micropene, che limita fortemente la piena riuscita del rapporto sessuale, con penetrazione vaginale, è quello inferiore ai 7.2 cm di lunghezza: genitali maschili i erezione che superino quel valore sono da considerarsi una risorsa per la coppia. Anche per quanto riguarda il calibro e le forme si può dire anche falli non perfetti permettono buone performance sessuali e più avanti chiarirò il perché. Mi preme sottolineare invece che la deviazione del fallo rappresenta un problema reale, a tal punto da consigliare la consulenza per eventuale correzione, qualora la curvatura dovesse essere accentuata e rivolta verso il basso. Le lievi e medie curvature laterali e verso l’alto non compromettono la felicità sessuale.

 

Allora perché farsi tanti problemi?

 

  1. La stragrande maggioranza delle richieste di aumento di volume dei genitali riguarda ragazzi/uomini incerti sulle proprie capacità sessuali, sulla propria identità o molto sensibili al confronto con altri maschi sia in situazioni di nudità, docce post attività fisica sia addirittura… vestiti. Non a caso viene richiesto un aiuto non tanto per la consistenza del “fallo” quanto per rimpolpare la visione del “pacco regalo” da scartare. Non problemi fisici, quindi, ma tentativo di negare i disagi del sentire, dell’entrare in contatto con la propria emotività di essere maschio, spostando l’attenzione su una presunta insufficienza organica, materiale.

 

  1. La stragrande maggioranza delle consulenze al femminile riguardanti le “dimensioni maschili” sono di tenore diametralmente opposto. Uomini troppo grandi, troppo lunghi, troppo violenti, “troppo”. Le consulenze per scarse dimensioni del genitale del partner posso contarle sulla punta delle dita, le descrizioni di contenimento impegnativo fino al franco dolore, sia all’introduzione che alla penetrazione profonda, invece, sono frequenti e colorate di disagio e preoccupazione(*). In entrambi i casi viene tirato in ballo il dubbio sulle dimensioni maschili che in realtà non c’entrano affatto.

 

Durante l’eccitazione sessuale femminile si assiste ad un notevole allungamento della vagina sia per riempimento delle strutture erettili che circondano l’ingresso vaginale sia per “sollevamento” dell’utero. Non esiste vagina eccitata che non possa contenere anche un imponente fallo! Tuttavia insistere con movimenti coitali profondi e ripetuti provoca stiramento del legamenti che ancorano l’utero, avvertito dalla donna come doloroso. Anche la penetrazione con fallo non eccelso in donna con vagina ampia, da pregressi parti, può risultare inefficace per portare la donna al piacere.

 

Se si riuscisse a capire che ogni donna è diversa, che va esplorata (da entrambi, non solo dal maschio!) e che probabilmente i punti sensibili in vagina che accendono veramente la donna non sono in profondità ma sulle pareti, soprattutto quella anteriore, forse anche i dubbi riguardanti le dimensioni cadrebbero definitivamente, lasciando il posto ad altri che coinvolgono le capacità amatorie, la sensibilità, la propensione al gioco delle posizione, ritmo e angolazioni.

In sostanza, se non si ha a che fare proprio con un micro fallo, vale la pena di lasciarsi andare all’esperienza erotica agendo in prima persona e anche un po’ egoisticamente, scrollandosi di dosso una volta per tutte i dubbi sulle dimensioni maschili.

E… non pensiamo sempre che se la donna non sente niente è perché lui ce l’ha piccolo!!!

 

 

Dr. Maria Cristina Iannacci

 

(*) v. articolo “Quando il sesso fa male” sul blog “iannacci.wordpress.com”

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